Genesi dell’Opera

PINOCCHIO E LA SUA FAVOLA

E’ un’opera scritta venti anni fa con il piglio di, allora, un giovane compositore ansioso di scrivere la propria musica con entusiasmo, gioia e libero completamente da pressioni di ordine commerciale, di moda o di committenze specifiche. La ‘conditio sine qua non’ era senza dubbio: gioia, libertà di linguaggio, ricerca di un organico strumentale che ricordasse a tratti il suono di una orchestrina circense ma anche classica senza disdegnare linguaggi anche più contemporanei e soluzioni armoniche originali.
La scelta timbrica, oltre alla voce narrante che narra le avventure più salienti del burattino collodiano, cade immediatamente sugli strumenti a fiato per la loro peculiarità espressiva e versatilità timbrica ma anche una certa libertà di movimento perfetta per assecondare, in alcune azioni la voce narrante. La partitura così prende corpo. Dopo una classica ouverture, che sa di invito a mettersi comodi per prepararsi al racconto, inizia il gioco, dall’anglosassone “to play” che significa appunto anche suonare. Gli strumenti quindi sono: flauto, clarinetto, oboe, fagotto, corno e tromba. Quattro legni e due ottoni. Strumenti che troviamo in una orchestra sinfonica ma anche nella banda del paese. Il clarinetto è un po’ la voce guida che detta i tempi e si occupa di annunciare le melodie. La tromba è lo strombazzatore e fa la voce grossa. Il corno elegante e generoso nel suo assecondare le soluzioni armoniche. Il fagotto assume il compito gravoso d’essere l’elemento pulsante a cui si affida la traccia dei bassi, e non solo. Il flauto è libero di librarsi quasi fosse un uccellino che dall’alto osserva la scena. L’oboe è malinconico, in qualche modo la coscienza intima di Pinocchio. I ruoli sono così assegnati. L’ensemble è in costante inter play con la voce narrante. Si scambiano battute e si completano. Ho adottato per la parte narrata una riduzione pregevole curata da Miki Belmonte ma non mi bastava, così ho dato luogo e questo rende l’opera probabilmente singolare, ad una serie di canzoni cantate sempre dalla voce narrante che alla fine si ritrova a dover narrare ma anche cantare e fischiare come quando Mangiafuoco libera Pinocchio e con il gruzzoletto di monete torna al paesello da Geppetto. Un ruolo intenso ma anche complesso. La voce narrante con la sola interpretazione e gioco di voci, modulando il tono, annuncia i vari personaggi della favola: il gatto e la volpe, Geppetto, la Fata Turchina e soprattutto la vera coscienza di Pinocchio che è il Grillo parlante. La partitura scorre senza intoppi o tempi morti fino alla mitica frase finale:

Addio Pinocchio e buona fortuna!

Pericle Odierna

Il maestro Pericle Odierna racconta la genesi dell’opera